Abbonamento IPTV Rischi e Sanzioni

L’Avvocato Risponde: Acquisto Abbonamento IPTV e Pubblicità

Ci scrive un nostro follower per avere rassicurazioni circa la liceità dell’acquisto di un abbonamento IPTV  a suo dire “regolarmente” pubblicizzato su internet. 

Facciamo una premessa partendo dalla comprensione di cosa siano le IPTV.

Cosa sono le IPTV?

IPTV (Internet Protocol Television) è un sistema che permette ad un utente di fruire di contenuti televisivi in digitale (live e on demand) per mezzo di una connessione ad internet a banda larga come l’ADSL o la Fibra. Il protocollo di trasmissione in sé è legale e lecitamente utilizzabile per fruire dei servizi offerti gratuitamente ad esempio da Rai e Mediaset oppure per ricevere IPTV legali a pagamento tra gli altri Now TV e Netflix.

Il sistema di trasmissione viene però utilizzato da pirati informatici per trasmettere e diffondere, a fronte di un  piccolo canone mensile, orientativamente 12 Euro, i canali live della PayTV e contenuti on demand. Con tale meccanismo è possibile vedere tutto il palinsesto Sky e Premium (film, serie TV, documentari, sport), partite di calcio di Serie A e Champions League comprese, senza sostenere i ben più incisivi costi dei canoni di abbonamento.

Quest’ultimo è l’IPTV illegale che comporta gravi rischi e conseguenze anche per l’utente finale oltre che per l’organizzazione criminale a monte.

Il funzionamento, di per sé, non è complesso: i pirati acquistano abbonamenti originali per ogni canale o piattaforma che vogliono trasmettere. Estrapolato il segnale, lo inviano a server esteri noleggiati appositamente, per poi rivenderlo agli abbonati in Italia. Grazie al servizio offerto da un pacchetto di gestionali denominato Xtream Code, gli abbonamenti vengono poi venduti tramite intermediari ai clienti finali.

Per i gestori i reati vanno dall’hackeraggio, al riciclaggio, fino all’associazione a delinquere e reati valutari ma non meno gravi sono le conseguente per gli “spettattori”.

Quali sono i reati contestabili?

La legge sul diritto d’autore punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 2.582.29 a € 25.822.86 chiunque a fini fraudolenti utilizza apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale, il tutto oltre al risarcimento da corrispondere alle pay-tv.

Una superficiale lettura della norma non deve indurre in errore. Si potrebbe, infatti, pensare che solo chi ha un “apparato” ossia un decoder, è punibile, lasciando così indenni tutti coloro che guardano le pay-tv pirata attraverso un pc, uno smartphone o Tv box android. 

Così non è!

Conclusioni

La Corte di Cassazione (Cass. pen., III sez., n. 46443 del 2017) ha stabilito che non contano le modalità con cui l’elusione venga attuata (IPTV, tv-box, decoder, ecc…), ma ciò che rileva è la finalità fraudolenta del mancato pagamento del canone.

Pertanto, è irrilevante lo strumento utilizzato per vedere abusivamente la pay-tv, per integrare il delitto è sufficiente essere in possesso di chiavi di accesso pirata (Card Sharing) o dell’indirizzo IP che diffonde il video (IPTV), così da evitare fraudolentemente il pagamento del canone al gestore della pay-tv.

Né come scrive il nostro amico la pubblicità su siti legali è sempre garanzia di liceità degli affari, basti pensare a chi vende su siti di e-commerce oggetti rubati o chi truffa ignari acquirenti di beni inesistenti e mai consegnati.

Internet spesso è lo strumento per rifilare “o pezzotto” inteso quale falso (truffa) in senso lato a chi cerca l’affare; occhio quindi perché le conseguenze invece sono autentiche.

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