Esame Avvocato: Consigli

Esame Avvocato: Consigli Pratici di Sopravvivenza

Il prossimo 11 Dicembre parte il terribile triduo che segna la vita professionale del praticante avvocato. Nelle prossime brevi righe, per sentirci vicini ai nostri giovani colleghi, ci permettiamo di volere indicare alcuni suggerimenti pratici su come affrontare la dura prova di resistenza. Svolgere un esame per tre giorni di fila in condizioni appena prossime alla “decorosità” riteniamo, infatti, che sia anche una prova di resistenza fisica e psicologica.

Ciascuno dei giovani colleghi avrà dedicato un notevole lasso di tempo alla preparazione dell’esame oltre che allo svolgimento della pratica e chi non lo ha fatto non potrà certo recuperare in pochi giorni quindi il primo consiglio che sentiamo sinceramente di darvi è di staccare la spina fino alla mattina dell’11 Dicembre.

Nei giorni immediatamente antecedenti all’esame abbandonate codici, pareri, discussioni con colleghi od amici che solo minimamente riguardino l’esame; fate tutt’altro, vi assicuriamo che cominciare ad affrontare le prove con mente serena e libera vale molto di più della conoscenza mnemonica di un istituto o della lettura last-minute di un parere.

Considerate gli ultimi giorni come il periodo di scarico che un atleta compie prima di una gara importante perché l’esame sarà anche questo una serie di gesti “atletici”: file interminabili, attese talvolta anche sotto l’acqua ed il vento, freddo e posti scomodi, ricerca di concentrazione nel bel mezzo di un continuo brusio.  Pertanto partiamo carichi e rilassati che a stancarci e stressarci ci sarà tempo.

Continuando il paragone con l’atleta che affronta una gara, anche il candidato dovrà approcciare una strategia su come affrontare le tre competizioni che compongono il “campionato” esame avvocato. In tale studio è fondamentale la corretta gestione del tempo. Per ogni prova cercate di destinare la prima parte della giornata all’attenta lettura dei quesiti ed alla scelta di quello a voi più congeniale, la seconda allo studio e redazione dell’atto e la terza alla stesura di una chiara copia “in bella”.

Riteniamo utilissimo, poi, che tra ciascuna di tali fasi riusciate a ritagliare dei brevi intervalli, tempi di recupero, che vi verranno utili per mantenere tranquillità e concentrazione. Concedetevi più break di dieci minuti per sorseggiare un caffè, mangiare qualcosa o semplicemente fantasticare di altro prima di rituffarvi nella stesura dei vostri compiti.

Sui contenuti dei pareri e dell’atto avrete certamente abbastanza elementi da utilizzare perché appresi dallo studio e dalla pratica, cercate però di non volere strafare. Ricordate che il parere è la simulazione di un consulto con un vostro assistito che ordinariamente non è un cultore del diritto e quando viene in studio vuole solo e “semplicemente” conoscere la soluzione del suo caso e le motivazioni. È inutile scrivere tanto e di più di quanto richiesto, concentriamoci sulla sostanza del quesito: come nel calcio non vince chi fa tantissimo possesso palla ma chi segna anche una sola determinante rete.

Testi troppo lunghi possono anche annoiare o “distrarre” chi poi dovrà correggere il nostro elaborato. Anche una grafia “nervosa” o poco chiara potrà indisporre la commissione, pertanto, non essendo praticabile l’idea di suggerirvi un corso di calligrafia a pochi giorni dall’esame, vi suggeriamo di riservarvi l’ultima parte della giornata a ricopiare in maniera più chiara possibile il vostro elaborato.

Siamo certi che con lo studio e la pratica che avrete affrontato, con il giusto approccio psico fisico al quale speriamo di avere minimamente contribuito avrete quasi tutti gli elementi necessari per superare l’esame.

L’ultimo elemento richiesto, talvolta preponderante, è una buona dose di fortuna per la quale però purtroppo possiamo solo limitarci ad augurare a tutti un sincero IN BOCCA AL LUPO.

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