TFR o TFS per Dipendenti Pubblici

L’Avvocato Risponde: TFR o TFS per Dipendenti Pubblici

TFR o TFS per dipendenti pubblici che vanno in pensione; come comportarsi? Tra i tanti quesiti pervenuti, abbiamo deciso di rispondere a quello di un nostro follower che ci ha chiesto di dare un parere sulla seguente questione: se, secondo la normativa in vigore, un dipendente pubblico che vada in pensione abbia diritto a percepire il TFR o TFS spettantegli immediatamente alla cessazione del rapporto di lavoro ovvero con pagamento posticipato e rateizzato.

La questione che ci è stata sottoposta è quanto mai attuale, coinvolge migliaia di dipendenti pubblici già pensionati o che si apprestano al pensionamento; molti di loro hanno già adito le sedi giurisdizionali per tutelare i propri diritti e la questione è attualmente al vaglio della Corte Costituzionale.

Innanzitutto occorre specificare che i dipendenti pubblici se assunti a tempo indeterminato entro il 31/12/2000 accedono al TFS mentre se assunti a tempo determinato o indeterminato dall’1/1/2001 accederanno al TFR. Detto ciò, va precisato che se i dipendenti del settore privato tendenzialmente hanno diritto a percepire il TFR alla cessazione del rapporto di lavoro (o al massimo entro pochi giorni), per i dipendenti del settore pubblico non vale lo stesso principio.

Invero, per fronteggiare la crisi economica che ci ha investito negli ultimi anni, al fine di ridurre la spesa pubblica, il legislatore ha modificato la disciplina previgente; i dipendenti pubblici, pertanto, non possono ottenere quanto loro spettante a titolo di liquidazione immediatamente alla cessazione del rapporto di lavoro ed in un’unica soluzione.

A tal proposito occorre ricordare che il comma 2 dell’art. 3 della L. n. 140/97, come successivamente modificata, prevede che “Alla liquidazione dei trattamenti di fine servizio, comunque denominati, per i dipendenti di cui al comma 1, loro superstiti o aventi causa, che ne hanno titolo, l’ente erogatore provvede decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro e, nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di età o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, per collocamento a riposo d’ufficio a causa del raggiungimento dell’anzianità’ massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento applicabili nell’amministrazione, decorsi sei mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro. Alla corresponsione agli aventi diritto l’ente provvede entro i successivi tre mesi, decorsi i quali sono dovuti gli interessi”.

Mentre il comma 7 dell’art. 12 del D.L. n. 78/2010, come successivamente modificato, stabilisce che “A titolo di concorso al consolidamento dei conti pubblici attraverso il contenimento della dinamica della spesa corrente nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica previsti dall’Aggiornamento del programma di stabilità e crescita, dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento, con riferimento ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 il riconoscimento dell’indennità di buonuscita, dell’indennità premio di servizio, del trattamento di fine rapporto e di ogni altra indennità equipollente corrisposta unatantum comunque denominata spettante a seguito di cessazione a vario titolo dall’impiego è effettuato:

a) in un unico importo annuale se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è complessivamente pari o inferiore a 90.000 euro;

b) in due importi annuali se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è complessivamente superiore a 90.000 euro ma inferiore a 150.000 euro. In tal caso il primo importo annuale è pari a 90.000 euro e il secondo importo annuale è pari all’ammontare residuo;

c) in tre importi annuali se l’ammontare complessivo della prestazione, al lordo delle relative trattenute fiscali, è complessivamente uguale o superiore a 150.000 euro, in tal caso il primo importo annuale è pari a 90.000 euro, il secondo importo annuale è pari a 60.000 euro e il terzo importo annuale è pari all’ammontare residuo”.

Infine va ricordato che il comma 151 dell’art. 1 della L. n. 205/2017 prevede che “Per i lavoratori di cui agli articoli 1, comma 2, e 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonché per il personale degli enti pubblici di ricerca, che soddisfano i requisiti di cui ai commi 147 e 148, le indennità di fine servizio comunque denominate di cui all’articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, sono corrisposte al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione delle stesse secondo le disposizioni dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e sulla base della disciplina vigente in materia di corresponsione del trattamento di fine servizio comunque denominato”.

Alla luce di quanto sopra, vista la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e privati e ritenendo che le misure introdotte per far fronte ad un periodo di crisi non possano trovare applicazione definitiva, il Tribunale di Roma ha sollevato la questione di legittimità avanti la Corte Costituzionale, della quale si attende il responso finale.

Per maggiori informazioni e per la tutela dei vostri diritti non esitate a contattarci.

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